Ti hanno mai insegnato a Muzzicà li fai? Le fave secche in Puglia

Il tocco della pietra sulla chianca tac tac tac Tac! tac tac tac Tac! echeggia nella mia campagna: «mamma!ma per caso….?» «sisi! Ieni sta mozzicu li fai».  Rimbocco le maniche perché so bene cosa significa,  oggi si lavora.

Un’arte contadina: muzzicà li fai (fave secche)

 

 

Muzzicà li fai ( mordere le fave, pulirle dalla buccia) è un’arte contadina che serve a togliere , con colpi decisi, la buccia delle fave essiccate al sole, per meglio conservarle durante l’inverno. Conservate o cucinate al momento, servono a preparare la deliziosa purea di fave che sappiamo bene sarà accompagnata da ogni prelibatezza che la terra ci regala: cipolle, peperoni, cicorie, uva (sì proprio quella) , carusella e tante bontà. Solo al pensiero ho l’acquolina.

 

Suoni di un tempo non così passato

Il suono del sasso sulla lastra di pietra calcarea porta alla mia memoria dei ricordi bellissimi. Immaginatemi piccola con la coda alta, bruna, scalza, sempre in sella alla mia graziella ( la bicicletta). Sfrecciando di qua e di là correvo per raggiungere i miei nonni  che abitavano a poca distanza dalla mia cascina. La nonna era seduta con nonno sotto il maestoso albero di gelso chini a muzzicà li fai. Tutti riuniti a svolgere questo bel lavoro cercavo il mio posticino che non mancava vicina a nonna perché lei mi insegnava l’arte di muzzicà : «3 colpi decisi! unu nanzi, unu a centru e unu cu la faci a ddoi. Occhiu alli tigiti!!» (un colpo avanti, un colpo al centro e uno per dividerla in due parti.Fai attenzione alle dita).

schiacciare le fave

 

Un momento bellissimo, durante questo lavoro, erano le chiacchiere. Seduti vicini si parlava dei fatti del paese senza malizia e senza pregiudizio, pensate a me piccola che non riusciva a capire a chi si riferissero per l’uso di soprannomi fantasiosi (un giorno vi parlerò delle “ingiurie” più divertenti). Di certo non è ben diversa dalla chiacchierata al bar di oggi, sorseggiando un drink e parlando del più e del meno. Un tempo però si lavorava ogni giorno e il momento del chiacchiericcio era riservato a questi momenti di lavoro meno intenso. Così seduta accanto a loro ascoltavo facendo attenzione alle dita, mi passavano uno straccio da mettere sulle gambe «ci no ti mmuchi» ( se no ti sporchi) continuavano a ripetere. Prendevo la pietra e battevo i miei colpi, ero felice di dare una mano anch’io a questo concerto.

La tradizione continua

Tac tac tac tac Tac!


«Mamma, ti do una mano. Continuiamo insieme e lo sai cosa è successo ieri? Beh ho visto cummmari……!» 

Ed così che continuiamo a comporre melodie. I nonni ormai avanti con l’età, non possono darci una mano. Li osservo vicino a me, socchiudono gli occhi, sommersi dai ricordi: loro due insieme, il vento che accarezza i loro volti all’ombra del gelso, la pace e la quiete interrotte solo da queste melodie, il  tocco della pietra accompagnato dal canto delle cicale..

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